castello-ghivizzano credit: arezzoora.it

Benché si possa presumere l’esistenza di una prima fortificazione dell’area a opera dei Liguri Apuani che vi risiedevano, è però con la conquista romana della Garfagnana (183 a.C.) che Ghivizzano viene riconosciuto come “luogo-chiave” posto a nord per la difesa di Lucca: proprio da qui deriva il suo nome, partendo da Clavis (chiave), che si evolverà il Clavidianum e poi in Glavezzao, fino ad arrivare alla sua forma attuale.

Fu con l’arrivo dei Longobardi che si ebbe il primo significativo sviluppo urbano per Ghivizzano. Tra la fine del X secolo e la metà del XIV, fu prima feudo e giurisdizione dei Rolandinghi, poi dei Castracani, i quali la scelsero come residenza familiare e centro delle loro operazioni militari.

Per quanto riguarda il suo sistema difensivo fu Castruccio Castracani degli Antelminelli, signore di Lucca, che, all’inizio del Trecento, fece restaurare e rafforzare il castello di Ghivizzano: lavori che si rivelarono fondamentali per la protezione del borgo il quale, per posizione naturale, si trovò in prima linea nei successivi anni di contese tra Lucca da un lato, Pisa e Firenze dall’altro.

Con la diffusione delle armi da fuoco nel Cinquecento e il consolidamento del dominio della Repubblica di Lucca lungo la Valle del Serchio, Ghivizzano perse la sua importanza militare, divenendo un luogo di pace e lavoro.

Ghivizzano ha la forma di una mandorla e se ne possono distinguere due parti separate dalla via che l’attraversa da est a sud: una parte alta con la chiesa e la rocca; una parte bassa, con le abitazioni e due porte d’ingresso, tra cui quella principale, dalla quale si snodano via Piastronata – che conduce al centro- e via Sossala.

Quest’ultima è sicuramente la via più suggestiva del borgo medievale, con il suo cielo a volta e illuminata soltanto dalla luce che filtra dalle feritoie; in alcuni punti la strada si apre: da qui si possono ammirare archi, portali, finestrelle in mattoni, scalette ripide, torri che sono divenute terrazze.


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