palazzo-vanni-museo-figurina-gesso credit: comune di Coreglia Antelminelli

Il Museo è situato all’interno del Palazzo Vanni, fu istituito dall’Amministrazione Comunale di Coreglia Antelminelli nel 1975. L’attuale esposizione del museo è costituita da 1300 esemplari di gesso che per le loro raffigurazioni, per la loro colorazione e forma e, soprattutto, per il modo con cui sono stati realizzati, rappresentano l’evoluzione tecnica di questo artigianato dal 1600 ai giorni nostri.

Tra gli oggetti di maggior pregio e di notevole significato storico ricordiamo: gattini settecenteschi anneriti con il fumo di candela, l’originaria maschera del Conte Camillo Benso di Cavour, busti realizzati a stampa persa.

Gran parte della vastissima gamma dei soggetti creati dai figurinai durante le loro innumerevoli peregrinazioni in ogni parte del mondo per soddisfare le esigenze di tutti gli acquirenti trovano qui la loro collocazione. Così nelle varie sale del museo possiamo ammirare la riproduzione in gesso dei più conosciuti protagonisti del passato da Napoleone a Garibaldi, da Dante a Petrarca, dai più noti musicisti tedeschi ai personaggi dell’antica Roma e della mitologia greca, tutti realizzati con una tale perfezione tecnica da trasformare questo artigianato in una forma di arte minore.

Ampio spazio è stato dedicato all’esposizione, a scopo didattico, dei metodi di lavorazione del gesso in epoca di assenza sia della colla sia della gomma. Per tutti questi motivi il museo di Coreglia rappresenta una tappa obbligatoria per chiunque desideri conoscere le varie, specifiche fasi della manifattura del gesso. Il “Museo della figurina di gesso e dell’emigrazione” di Coreglia Antelminelli, unico nel suo genere, vuole essere soprattutto un centro di studio di quello che è stato il modo di essere e di organizzarsi dell’emigrazione del figurinaio nel tempo, un centro promotore di iniziative tendenti alla rappresentazione ed alla valorizzazione della fisionomia culturale di una determinata comunità.

Ed è proprio in questo suo significato di laboratorio culturale che si esprime il suo indirizzo antropologico, la sua attenzione verso l’umile ed intraprendente “girovago” che da un continente all’altro, fabbricando e vendendo statuette di gesso e riportando in patria il frutto del suo duro lavoro e della sua multiforme esperienza, non solo ha deciso sul tessuto economico-sociale, ma ha anche fornito, localmente, i presupposti per una civiltà più composita ed universale.


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